4 novembre per ricordare i morti non per celebrare la guerra
Quanta retorica in questo 4 novembre in una Italia mai divenuta consapevole entità nazionale ed afflitta da spinte localiste ed autonomiste in una visione, retrograda e qualunquistica, di territorialità autosufficienti ed autarchiche.
Quanta retorica in questa sfilata di mezzi militari "di terra, di aria e di mare" ma soprattutto che tristezza vedere questa commistione indecente ed indecorosa tra PACE e MILITARISMO come se la prima non possa esistere senza la seconda, come se la la seconda sia l'unico strumento di costruzione di pace. Imporre la pace con le armi? Imporre la democrazia con la forza? Imporre la convivenza civile con i carriarmati? Quando e dove nella millenaria storia dell'uomo questo è stato realizzato? La pace non è un momento senza guerra, la pace è crescita sociale e culturale, è una società basata su principi di cooperazione, integrazione e solidarietà, la pace è una società di eguali. Per questi motivi essa non è un punto, un momento realizzabile con l'uso della forza, ma è sempre in movimento. La pace non si raggiunge ma è perennemente in costruzione, sempre, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto.
Preferiamo considerare questa giornata per ricordare i morti di tutte le guerre, per ricordare il sacrificio di tanti uomini in conflitti inutili, spesso costretti fisicamente o ancor peggio manovrati da regimi il cui unico interesse era la legittimazione del proprio potere usato di sovente contro il popolo come nei quelli totalitari o nelle monarchie del secolo scorso. L'unico motivo per guardare indietro, al passato, dovrebbe essere - come diceva Bakunin - quello nel renderci conto degli errori commessi per non commetterli più.

