Cultura Libera

Facebook ora controlla anche il vostro Skype profile

Il controllo delle anime è una fame insaziabile. Questa mattina Facebook mi avvisa che posso trovare i miei amici con un nuovo strumento, che utilizza in sostanza Skype. Bisogna inserire il proprio "skype name" e la password personale. Però il social network mette le mani avanti e scrive: "Facebook non memorizzerà la tua password".

Si tratta di una menzogna, molto pericolosa sul piano della privacy.

Labaia.net fuorilegge? Allora siamo tutti pirati!

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Dopo l’oscuramento di The Pirate Bay ed in attesa che il tribunale di Roma sciolga la riserva sulla causa [FAPAV vs Telecom http://www.businessonline.it/news/9933/Processo-Fapav-Telecom-Italia-primo-giorno-Due-milioni-di-utenti-spiati-anche-per-streaming.html ] ove è stato chiesto anche l’oscuramento di una serie di siti, labaia.net, poiché faceva da proxy per TPB, è stato posto sotto sequestro.

Se usi l’open source allora sei un pirata

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«Gli utilizzatori di software open source sono una minaccia per la nazione». Questo è quello che pensa la IIPA (International Intellectual Property Alliance) che in un documento indirizzato al ministero del commercio americano ha consigliato l’inserimento in una speciale lista di sospetti violatori di copyright (la Special 301) alcuni stati, come il Brasile e l’India, poiché usano software open source.

The Pirate Bay sarà di nuovo censurata in Italia

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L’Italia si conferma campionessa della censura in Europa. La sentenza del Tribunale di Bergamo, che segue la decisione della Corte di Cassazione, permetterà al pubblico ministero di imporre nuovamente agli ISP italiani di censurare The Pirate Bay, il sito che conta 27 milioni di utenti nel mondo. Grazie alle risorse tecniche contro la censura utilizzate con successo in regimi oppressivi come Cina e Iran, sarà comunque uno scherzo aggirare qualsiasi oscuramento. Vi proponiamo inoltre l’intervista che abbiamo realizzato con Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi, avvocati difensori di The Pirate Bay.

 

Per la SIAE "tutti colpevoli"

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"Furto legale", "estorsione di Stato", "rapina autorizzata" - La nuova tassa imposta dallo Stato e dalla Siae, voluta dalle grandi majors distributive è purtroppo tra noi. Essa, denominata "Equo compenso"  da per scontato che i cittadini siano tutti dei ladri potenziali e preventivamente li condanna al pagamento di una tassa/multa per le future violazioni che sicuramente faranno con tutti dispositivi elettronici. Dai CD/DVD alle chiavette USB, dagli Hard Disk interni a quelli esterni per terminare addirittura con i cellulari i consumatori/utenti pagheranno in anticipo la loro presunta colpevolezza per reati che spesso addirittura non conoscono e che non commetteranno.  L'Equo compenso è da paragonarsi alla vendita delle indulgenze preventive medioevali ed in entrambi i casi i soldi vanno ad arricchire le già ricche gonfie tasche degli speculatori culturali, chi si arricchisce indebitamente alle spalle del lavoratori del settore e dei consumatori.

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