IL PARADIGMA OPEN SOURCE NEL CONTESTO DELL'ATTUALE MODELLO DI RIUSO DEL SOFTWARE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ITALIANA

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Astratto

Per oltre tre anni gli autori si sono impegnati prima nello startup e poi nella diffusione dei risultati del progetto OpenSPCoop (http://openspcoop.org, [1]), un progetto finalizzato all'implementazione open source delle specifiche di Cooperazione Applicativa nella Pubblica Amministrazione (SPCoop) [2]. Sulla base di quest'esperienza, l'articolo analizza l'attuale situazione per quanto attiene alla compatibilità del software open source con la generalità dei bandi pubblicati dalle PA, e soprattutto con le attuali politiche di riuso del software nella Pubblica Amministrazione Italiana. Sono ben noti i vantaggi di cui godono i progetti open source in termini di interoperabilità, sicurezza e innovazione del codice, e di potenzialità di aggregazione di una comunità di sviluppatori e utenti. Questi aspetti qualitativi, prima ancora degli eventuali vantaggi economici derivanti dal suo utilizzo, dovrebbero rendere il software open source particolarmente appetibile per le Pubbliche Amministrazioni, poiché consentono di soddisfare in modo immediato alcuni requisiti specifici delle PA: si pensi ad esempio all’obbligo istituzionale di trasparenza nei confronti dei cittadini. Questo spiega le iniziative intraprese da alcuni governi, europei e non, miranti a favorire la diffusione della cultura dell’open source nelle PA. Per quanto riguarda l’Italia, invece, nonostante generiche considerazioni a favore dell'open source, riteniamo che nei bandi di gara per lo sviluppo di software custom pubblicati negli ultimi anni dalle PA, e anche nella formulazione dei progetti di riuso che proprio in questi mesi si stanno finalizzando, siano previste delle condizioni che svantaggiano proprio le soluzioni basate su software open source. Più precisamente, la maggior parte dei bandi richiede che il fornitore del software custom ceda alla PA committente la proprietà del software sviluppato, e analogamente i progetti di riuso richiedono che il software che una PA cedente offre ad altre PA per il riuso sia di sua proprietà.

Anno di Pubblicazione
2008
Editore
ConfSL
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