La grave siccità che colpisce da mesi il Nord dell'Italia si sposta al Centro: nel Lazio è stato di calamità naturale. Fiumi appenninici dell'Italia centrale in forte sofferenza, dal Tevere all'Arno, fino all'Aniene. Allarme rosso per l'agricoltura.

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La siccità che colpisce da mesi il Nord Italia ora si sposta anche al Centro: calamità naturale nel Lazio, in sofferenza i fiumi appenninici.

Una gravissima siccità sta colpendo da mesi il nord dell'Italia, con il fiume Po e i suoi affluenti ai minimi ed una situazione critica - proprio all'inizio dell'estate - come non si vedeva da almeno 70 anni. Con il passare delle settimane però, vista la mancanza di piogge significative e le elevate temperature, l'emergenza siccità si sta rapidamente spostando anche al Centro Italia, con i fiumi appenninici in grave sofferenza. Dall'Arno al Tevere, fino al fiume Aniene, le portate sono ai minimi all'inizio della stagione estiva, il periodo in cui sono attese meno precipitazioni. Vegetazione ed ecosistemi in difficoltà, e grave minaccia per l'agricoltura, in allarme rosso.

Nel Lazio è stato di calamità naturale: "emergenza climatica, problema del presente"

Il 22 giugno scorso il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha firmato il decreto crisi idrica che proclama "lo stato di calamità regionale" in tutto il Lazio, e ha chiesto il riconoscimento dello "stato di emergenza" alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Protezione Civile. “L’emergenza climatica non è un problema del futuro, è un problema del presente”, ha affermato il governatore della regione, che ha aggiunto: “dobbiamo prepararci ad una situazione che sarà molto critica e che dovrà basarsi sul risparmio idrico di tutte le attività”.

“L’emergenza climatica non è un problema del futuro, è un problema del presente”, ha affermato il governatore della regione Lazio mentre veniva proclamato lo stato di calamità naturale.

Nel decreto regionale si proclama lo "stato di calamità naturale" per l'intero territorio della Regione Lazio fino alla data del 30 novembre 2022 "a causa della grave crisi idrica determinatasi per l'assenza di precipitazioni meteorologiche ed in conseguenza della generalizzata difficoltà di approvvigionamento idrico da parte dei Comuni".

La provincia del Lazio in maggiore sofferenza idrica è Viterbo, con 14 comuni su 31 che rischiano la turnazione idrica. A rischio anche Rieti e Frosinone. Il 21 giugno, intanto, l'Emilia Romagna ha firmato il decreto per l'attivazione dello stato di emergenza regionale, ed altre regioni italiane chiedono lo stato di emergenza per la crisi idrica.

"Conseguenze dei cambiamenti climatici ormai evidenti"

La situazione di grave siccità anche al Centro viene confermata dal report settimanale dell'Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche. L'associazione dei consorzi di bacino italiani parla della "prima stagione in cui si evidenziano in maniera massiccia le conseguenze dei cambiamenti climatici sulla Penisola".

Arno, Tevere, Aniene: fiumi appenninici in sofferenza. Allarme rosso per l'agricoltura

In Toscana, il fiume Arno presenta in questi giorni flussi dimezzati rispetto alla media mensile, ed il fiume Ombrone è ridotto ad uno stato torrentizio, segnala l'associazione. Nelle Marche il fiume Sentino è già il minimo storico, ma anche il fiume Esino ed il Nera, che scorre fino a diventare affluente del Tevere.

In Umbria c'è da risaltare la situazione del lago Trasimeno praticamente dimezzato rispetto agli anni scorsi, mentre il fiume Tevere, che scorre poi fino ad attraversare il Lazio drenando i fiumi appenninici, registra il livello più basso dal 1996.

Fiume Arno con portata dimezzata rispetto alla media storica e Tevere con il livello più basso dal 1996 in Umbria. Preoccupante la situazione dell'Aniene. Soffrono i fiumi appenninici ed i laghi del Centro. A Roma

Nel Lazio è particolarmente grave la situazione dell'Aniene, altro affluente del Tevere che drena le acque sotterranee di una parte dell'Appennino centrale. Crolla la portata del fiume Sacco, e sono in calo i livelli dei laghi di Nemi e Bracciano. Presso i Castelli Romani riemerge con gravità il problema del sovrasfruttamento delle falde idriche sotterranee, ed è allarmante il basso livello dei laghi vulcanici. Per il basso livello del Tevere a Roma, intanto, riaffiorano rifiuti e carcasse di bici e moto. Presso Ponte Vittorio, inoltre, sono riaffiorati i resti archeologici dell'antico Ponte Neroniano.

Al nord fiumi ormai secchi, e sulle Alpi la neve sciolta lascia scoperti i ghiacciai

Al Nord intanto, la situazione è ancora più grave. Il fiume Po presenta livelli bassissimi e anche tanti altri corsi d'acqua del settentrione sono ormai ai minimi. In rapida decrescita anche i grandi laghi del Nord, come il Maggiore ed il Lario, mentre sulle Alpi di Lombardia e Piemonte sono ormai completamente esaurite, con due mesi d'anticipo, le riserve di neve. La mancanza di neve non solo priva i fiumi di un apporto di acqua, proprio all'inizio dell'estate, ma lascia i ghiacciai allo scoperto rendendoli ancora più vulnerabili al rapido scioglimento che stanno vivendo.

Soltanto alcuni giorni fa, uno studio della Società Meteorologica aveva certificato la grave condizione in cui versano i ghiacciai del Grand Etrét (Valsavarenche) e Ciardoney (Val Soana), sulle Alpi tra Val d'Aosta e Piemonte. Questo si riflette sulle portate dei fiumi piemontesi, che da diverso tempo sono inferiori del 30% alle portate medie.

Al momento il Sud si salva dalla grave siccità

Al momento l'unica zona dove la situazione idrica è un po' migliore è il Sud. Salgono i livelli idrometrici dei principali fiumi. In Puglia, i bacini trattengono volumi d'acqua in linea con quelli del positivo 2021, mentre in Basilicata la risorsa stoccata cala di oltre 16 milioni di metri cubi. La Sicilia è sorprendentemente al riparo dalla siccità, grazie ai buoni livelli registrati nei bacini nel mese di maggio (+20% rispetto all'anno scorso). Tuttavia, in Campania permane il rischio di siccità nel bacino idrografico del Liri-Garigliano e Volturno.