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Oltre il Divieto del Cellulare: Educare alla Cittadinanza Digitale Consapevole

Inviato da enzo de simone il
copertina

Negli ultimi mesi le cronache hanno riportato numerosi casi di donne vittime della diffusione non consensuale di immagini e video intimi, inseriti in siti o circolanti sui social network.

Parliamo di un fenomeno conosciuto come revenge porn o più in generale non-consensual pornography. Le conseguenze sono devastanti: perdita di reputazione, isolamento sociale, disturbi psicologici, fino ad arrivare a gesti estremi come il suicidio.

  • La facilità con cui è possibile reperire e condividere materiale digitale.

  • La mancanza di consapevolezza negli utenti, spesso giovani, rispetto alle conseguenze giuridiche e umane delle proprie azioni.

  • L’illusione di anonimato che la rete dà, incoraggiando comportamenti irresponsabili o criminali.

In parallelo, assistiamo anche all’uso di strumenti basati sull’intelligenza artificiale generativa per creare deepfake sessuali, ovvero immagini e video manipolati, anch’essi diffusi senza consenso delle vittime.


Legislazione esistente in materia

L’Italia non è priva di strumenti normativi.
Già oggi esistono leggi che puniscono chi diffonde materiale intimo senza consenso:

Punisce con la reclusione da 1 a 6 anni e multa fino a 15.000 € chi diffonde immagini o video sessualmente espliciti destinati a rimanere privati.

Tutela dei dati personali, con sanzioni civili e penali per trattamento illecito.

Possono applicarsi in caso di utilizzo fraudolento dell’identità digitale.

Strumenti di tutela contro la violenza di genere, anche online.

Lo stato attuale della formazione

La scuola italiana, oggi, risponde in modo confuso e insufficiente.

Iniziative frammentarie

Progetti di “educazione digitale” affidati a singoli insegnanti o associazioni.

Approccio repressivo

Proibizione dei cellulari in classe, che risolve ben poco e non forma alla consapevolezza.

Contraddizione evidente

Uso massiccio di piattaforme proprietarie che spesso trattano dati sensibili fuori dall’UE, in contrasto con il GDPR.

La cultura digitale è ancora percepita come “extra”, non come parte integrante della formazione civica e sociale.


Cosa fare: interventi concreti

Una società civile e consapevole deve puntare alla prevenzione, che si costruisce solo attraverso la formazione.
Proposte di intervento:

Nella scuola

  • Introdurre l’educazione digitale come materia curricolare, al pari di educazione civica, con ore dedicate in ogni ciclo scolastico.

  • Utilizzare software libero e piattaforme aperte, in conformità al GDPR, per garantire trasparenza e sovranità dei dati.

  • Laboratori pratici: simulazioni, discussioni guidate, casi reali per comprendere rischi e responsabilità.

  • Coinvolgere esperti esterni (associazioni, università, LUG) per integrare competenze non presenti tra i docenti.

Nella società

  • Campagne pubbliche di sensibilizzazione (spot, social, eventi) che spieghino rischi e conseguenze legali.

  • Centri di ascolto e sportelli digitali per chi subisce abusi online, con supporto legale e psicologico.

  • Collaborazione tra enti locali e associazioni per diffondere buone pratiche di cittadinanza digitale.

  • Responsabilizzazione delle piattaforme: procedure rapide di rimozione dei contenuti illeciti, con sanzioni in caso di inadempienza.

Il ruolo dell’associazionismo e l’esempio di Hop Frog ::: libera associazione

Un tassello spesso sottovalutato nel dibattito sulla cittadinanza digitale è il ruolo delle associazioni.
In un Paese dove le istituzioni sono lente e la scuola procede con fatica, l’associazionismo rappresenta un presidio insostituibile di cultura, divulgazione e sperimentazione.

Il valore dell’associazionismo

  • Capillarità: le associazioni operano sul territorio, vicine ai cittadini e alle loro esigenze quotidiane.

  • Competenza diffusa: gruppi e comunità di appassionati, esperti e volontari colmano i vuoti lasciati da scuola e istituzioni.

  • Flessibilità: mentre le strutture pubbliche sono vincolate da burocrazia, le associazioni possono muoversi con rapidità, creando eventi, laboratori, incontri pubblici.

  • Indipendenza: il ricorso a strumenti liberi e aperti permette di proporre alternative etiche alle piattaforme proprietarie.

L’esperienza di Hop Frog ::: libera associazione a Salerno

Un esempio concreto è rappresentato da Hop Frog ::: libera associazione, realtà attiva da oltre venticinque anni a Salerno nella promozione del software libero e della cultura digitale.
Le attività di Hop Frog mostrano come l’associazionismo possa incidere in maniera pratica ed educativa:

  • Laboratori e workshop rivolti a giovani, studenti e cittadini per insegnare un uso consapevole e sicuro degli strumenti digitali.

  • Progetti online (come OpenSalerno e GiraSalerno) che dimostrano la possibilità di costruire piattaforme culturali e civiche basate su software libero e open data.

  • Supporto tecnico e formativo per scuole, biblioteche, gruppi civici, con l’obiettivo di ridurre il digital divide.

  • Attenzione all’etica digitale: l’associazione non promuove solo competenze tecniche ma anche una riflessione critica sugli aspetti etici, sociali e legali legati all’uso della tecnologia.

Hop Frog è quindi un esempio virtuoso di come un gruppo locale possa avere un impatto nazionale, contribuendo non solo alla diffusione di strumenti liberi ma anche alla crescita della consapevolezza civica.


Consigli pratici

Per gli utenti di base

  • Non condividere contenuti intimi se non pienamente consapevoli dei rischi.

  • Proteggere gli account: password robuste, autenticazione a due fattori.

  • Non fidarsi dell’anonimato: tutto ciò che si fa online lascia tracce.

  • Segnalare subito alle autorità e alle piattaforme qualsiasi abuso.

Per utenti più evoluti

  • Verificare le policy delle piattaforme usate per studio o lavoro.

  • Utilizzare strumenti liberi (es. Signal per la messaggistica, Nextcloud per la condivisione).

  • Educare chi è meno esperto, diventando punti di riferimento nella propria rete sociale.

  • Conoscere la normativa vigente: sapere che la diffusione non consensuale di immagini è un reato grave, non un “scherzo”.


La tecnologia può essere strumento di libertà o di oppressione.
Oggi la società rischia di “dare una Ferrari a un ragazzo di 12 anni insegnandogli solo dove sta l’acceleratore”: senza conoscenza e formazione, i rischi superano i benefici.
La sfida non è repressiva ma culturale: trasformare ogni cittadino in un utente consapevole, capace di usare le tecnologie nel rispetto di sé stesso e degli altri.

Dossier Consapevolezza Digitale

Prevenzione, diritti e formazione contro abusi online, deepfake e diffusione non consensuale di contenuti.