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Booking and Airbnb finanziano la guerra in Palestina

Oggi , 27 Agosto 2025, a Trieste un gruppo di cittadine e cittadini ha attaccato ai lucchetti portachiavi degli appartamenti affittati da booking e Airbnb dei volantini informativi su come queste due aziende traggono profitto da crimini di guerra.

Una recente inchiesta del “The Guardian” ha rivelato che ben 760 locazioni in Cisgiordania, territorio palestinese occupato, sono presenti sulle piattaforme di Booking e Airbnb, mettendo in luce come queste due aziende traggano profitti da crimini di guerra perpetrati nei territori occupati dai coloni israeliani. Questa denuncia accusa le due aziende di essere complici nell’arricchirsi grazie alla sofferenza della popolazione palestinese, che subisce violenze, sottomissioni e morte, per affermare l’espansionismo israeliano.

Uccidere, occupare, e resort di lusso: queste parole non sono una metafora, ma una realtà quotidiana per il popolo palestinese. Il piano di Trump, che prevedeva la trasformazione della Striscia di Gaza in una zona turistica di lusso, non è così lontano dalla triste verità già materializzata. Le camere affittate nei territori occupati illegalmente spesso offrono comodità di lusso, come piscine. Mentre alla popolazione palestinese viene impedito l’arrivo di acqua e cibo.

Le operazioni di Booking e Airbnb non si limitano a ignorare le leggi internazionali, ma stanno attivamente facilitando crimini di guerra attraverso l’affitto di proprietà in territori sottratti alla popolazione palestinese. Booking è attualmente sotto processo nei Paesi Bassi per aver contribuito a fare profitti tramite l’affitto di case vacanze in queste aree occupate. E nonostante le denunce, Booking ha aumentato il numero di locazioni disponibili nei territori sotto occupazione israeliana. Gli affittuari definiscono le proprie case come territorio israeliano, con solo cinque locazioni che indicano chiaramente di essere situate su territorio palestinese.

Israele sta utilizzando il turismo, con il pretesto di valorizzare siti storici e naturali, come una delle motivazioni per l’occupazione di terreni palestinesi. La violenza armata da parte dei coloni israeliani per sottrarre terre, supportata dallo Stato di Israele, è finalizzata a consolidare il controllo di un’area sempre più vasta e a impedire la creazione di un futuro Stato palestinese.

Inoltre, questo fenomeno non è isolato a livello globale. La mercificazione del territorio, che porta a trasformare intere città in esperienze turistiche, sta creando un enorme impatto negativo anche in Europa. Città come Venezia, Barcellona e Amsterdam stanno affrontando gravi difficoltà legate all’invasione turistica, e Trieste non fa eccezione: le locazioni turistiche sono aumentate con un corrispondente aumento degli affitti per i cittadini. La speculazione edilizia alimentata dal turismo non solo danneggia le comunità locali, ma permette anche a entità multinazionali come Booking e Airbnb di sfruttare senza scrupoli la situazione.

La nostra responsabilità è agire. Siamo in un momento cruciale: dobbiamo difendere non solo i diritti del popolo palestinese, ma anche le nostre città e comunità. La difesa della Palestina e la resistenza al sistema di occupazione sono questioni globali che ci coinvolgono tutti. Invitiamo tutti i cittadini a unirsi al boicottaggio di booking e Airbnb. Ma anche delle altre aziende che supportano il genocidio del popolo palestinese che potete trovare sul sito del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). Il boicottaggio si sta dimostrando uno strumento efficace per fermare la violazione dei diritti umani e il genocidio in corso. Non possiamo rimanere indifferenti.

Per ulteriori informazioni visitare i seguenti link:

https://www.theguardian.com/world/ng-interactive/2025/feb/27/seized-settled-let-how-airbnb-and-bookingcom-help-israelis-make-money-from-stolen-palestinian-land
https://www.justiceinfo.net/en/132249-is-booking-com-profiting-from-war-crimes-in-palestine.html
https://bdsitalia.org/images/PDFs/BDS_volantino_prodotti_03-2025_FRONTE_RETRO.pdf

Redazione Friuli Venezia Giulia

Fonte
https://www.pressenza.com/it/feed/