Come mostrano le sue biografie pubblicate nei siti del Ministero degli Interni italiano e del Parlamento Europeo, Elena Donazzan è una politica “di mestiere”.
Ha cominciato presto, militando nel Fronte della Gioventù vicentino, di cui venne nominata segretario provinciale, e a 23 anni era candidata nella lista di AN / Alleanza Nazionale, in cui tra il 1995 e il 2005 è stata eletta nei Consigli prima della Provincia di Vicenza e poi della Regione Veneto, di cui è stata assessore con deleghe a istruzione, formazione al lavoro, caccia, protezione civile, tutela del consumatore, sicurezza alimentare e servizi veterinari.
Come esponente di FdI / Fratelli d’Italia, a cui ha aderito nel 2019, alle elezioni del 2024 è stata eletta deputato del Parlamento Europeo.
Attualmente è un europarlamentare aggregata al gruppo ECR / Eurodeputati Conservatori e Riformisti,
- vicepresidente della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia
e membro delle
- Commissione per la sicurezza e la difesa
- Commissione per l’occupazione e gli affari sociali
-
Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere
- Mercosur (Mercato Comune del Sud)
- Israele
Recentemente, il 4 agosto scorso, ha presentato un’interrogazione prioritaria con richiesta di risposta scritta in cui, rivolgendosi al principale organo esecutivo dell’UE, la Commissione Europea, solleva dubbi sul ventennale operato dei funzionari dell’ONU nella Striscia di Gaza e domanda:
Secondo fonti giornalistiche e analisi indipendenti, negli ultimi 20 anni sono stati stanziati 45 miliardi di USD in aiuti internazionali a favore di Gaza. Una quota significativa di questi fondi proviene dall’UE, direttamente o indirettamente. Tuttavia Hamas, designata dall’UE sin dal 2001 come organizzazione terroristica, esercita ancora il controllo di fatto sul territorio. Ciò solleva serie preoccupazioni in merito alla supervisione e all’uso finale dei fondi dell’UE destinati a scopi umanitari e di sviluppo. A Gaza operano circa 13.000 dipendenti delle Nazioni Unite, i cui stipendi sono in parte finanziati dall’UE. Nel corso di due decenni questi dipendenti non hanno mai segnalato ufficialmente la costruzione di tunnel o il traffico e lo stoccaggio di armi. La loro presenza e le loro attività non hanno impedito tali sviluppi, il che genera dubbi sull’efficacia e sulla rendicontabilità delle operazioni finanziate dall’UE.
Si chiede alla Commissione rispondere ai seguenti quesiti:
- Qual è l’importo totale dei fondi UE erogati bilateralmente o multilateralmente a favore della Striscia di Gaza dal 2004 ad oggi e qual è la ripartizione dei finanziamenti per anno, programma e canale di erogazione?
- Quali meccanismi di monitoraggio sono stati applicati per prevenire l’uso improprio di tali fondi da parte di Hamas o di attori correlati?
- In che modo la Commissione valuta e supervisiona il ruolo e il mandato del personale delle Nazioni Unite parzialmente finanziato dall’UE?
Il 17 giugno era intervenuta nella discussione congiunta sulla Situazione in Medio Oriente affermando:
Signora Presidente, onorevoli colleghi, Israele ha il coraggio di fare quello che l’Europa non ha il coraggio di fare. Israele ha il coraggio di difendersi quando è sotto attacco. Non possiamo dimenticare che il 7 ottobre 1 400 vittime erano civili, bambini, anziani nelle loro case, ad un concerto, e 250 rapiti, di cui 30 bambini. Israele ha il coraggio di reagire e di difendersi. È sotto attacco ogni giorno, ma i giornali europei, i giornali del mondo, non ne parlano. Israele ha il coraggio di dire chi è colpevole, di sapere che dietro quel terrorismo di Hamas c’è l’Iran. Ha il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Ha il coraggio di dire che questo terrorismo è quello che commuove l’Europa e le anime fragili quando vedono dei bambini. Ma quei bambini sono i figli di quei terroristi che vengono usati da loro come scudi umani. Inaccettabile usare i propri figli come scudi umani, inaccettabile usare gli ospedali come centri di comando del terrorismo. – 17-06-2025 P10_CRE-REV(2025) 06-17(2-0528-0000)
Perciò, rilevando che in questo discorso lei “ha definito i figli dei palestinesi come figli di terroristi e ha affermato che le azioni di Israele sono coraggiose”, il 13 agosto scorso il Comitato Fratelli Al-Najjar – Giustizia in Palestina e in Italia ha sporto una denuncia.
Da una dozzina d’anni nei paesi dell’UE il pronunciamento di un discorso d’odio (hate speech) è un reato penale, punito con “sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive” tra cui la detenzione della durata “massima di almeno un anno”, e definito tale precisando che è riscontrabile in espressioni che incitano “alla violenza o all’odio contro un gruppo o un membro di tale gruppo” e che consistono in “negare o minimizzare grossolanamente i crimini di genocidio, i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra come definiti nello Statuto della Corte Penale Internazionale (articoli 6, 7 e 8) e nell’articolo 6 della Carta del Tribunale Militare Internazionale” [Framework Decision on combating certain forms and expressions of racism and xenophobia by means of criminal law]. Inoltre, un discorso d’odio è un reato compreso tra i crimini d’odio che dal 2014 sono monitorati dall’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori ed elencati, ad esempio, nel documento Caratteristiche e normativa di contrasto degli hate crimes pubblicato sul sito del Ministero degli Interni che è stato redatto nel 2020 a cura della Direzione centrale della Polizia Criminale.
“Non ho nulla da temere”, ha replicato Elena Donazzan commentando “l’esposto presentato alla procura di Vicenza da un gruppo di attivisti pro-Palestina” nell’intervista pubblicata il 28 agosto su VICENZA TODAY.
Sicuramente non è la prima volta in cui è protagonista di vicende analoghe.
Wikipedia infatti riferisce che Elena Donazzan
- Dopo gli attentati di Charlie Hebdo, ha mandato una lettera nelle scuole venete per sollecitare gli immigrati stranieri nel dissociarsi dal terrorismo islamico.
- Per risolvere la carenza di manodopera, ha ipotizzato il rientro di oriundi o di discendenti veneti emigrati nel Sud America.
- Secondo Donazzan i matrimoni misti (tra le donne cattoliche e gli uomini musulmani) favorirebbero le infiltrazioni del terrorismo islamico”
- Nel 2021 partecipando al programma radiofonico La Zanzara trasmesso da Radio 24 aveva cantato Faccetta nera, e fu invitata a dimettersi dal consiglio regionale veneto e alla magistratura venne chiesto di sanzionare la sua apologia di fascismo.